Speciale osteoporosi: come riconoscerla e prevenirla

26 ottobre 2018 0
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Osteoporosi, perché avviene?

L’osso è un tessuto vivo costituito da una superficie esterna dura e compatta (osso corticale) e un interno ‘spugnoso’ (osso trabecolare). Sino ai 30 anni il corpo continua a costruire la massa ossea, dopo di che inizia a sostituire l’osso vecchio con uno nuovo (riassorbimento e ricostituzione). Questo processo è mediato da due tipi di cellule: gli osteoblasti, responsabili della creazione della matrice ossea e della mineralizzazione dell’osso, e gli osteoclasti, responsabili invece del riassorbimento dell’osso.
Nel tempo, il riassorbimento supera la ricostituzione causando una perdita di densità dell’osso, meccanismo alla base dell’osteoporosi.

L’osteoporosi è una malattia cronica e debilitante, che rende le ossa porose e fragili e le predispone a un aumento del rischio di fratture, soprattutto di corpi vertebrali, polso, femore, bacino e braccia. Se non si interviene con la prevenzione o la cura, questa malattia, spesso indicata come ‘epidemia silenziosa’, può progredire in modo asintomatico sino alla frattura dell’osso. Spesso infatti la diagnosi arriva solo in conseguenza alla prima frattura.

Si tratta di un problema globale in continuo aumento, essendo in relazione con l’invecchiamento della popolazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha recentemente definita uno dei principali problemi sanitari, assieme ad altre malattie non trasmissibili.
Nonostante da oltre 10 anni siano disponibili efficaci trattamenti, l’osteoporosi è ancora causa di un numero elevato di fratture. Nel 2000 si stima che le fratture osteoporotiche abbiano raggiunto i 9 milioni, di cui 1,7 milioni all’avambraccio, 1,6 milioni al femore e 1,4 milioni alle vertebre.

7 numeri per conoscere la malattia

  1. Si stima che l’osteoporosi colpisca 150 milioni di persone in tutto il mondo e 50,7 milioni di persone solo nel Regno Unito, in Francia, Germania, Italia e Spagna.
  2. Attualmente l’osteoporosi colpisce in Italia circa 4,7 milioni di persone, di cui oltre l’80% donne (3,9 milioni donne e 840 mila uomini), con una prevalenza del 30% nella fascia di età over 50.
  3. In Europa una donna su tre e un uomo su cinque di età superiore ai 50 anni hanno sperimentato nella loro vita una frattura osteoporotica.
  4. Si prevede che l’incidenza delle fatture osteoporotiche sia destinata ad aumentare, da di 1 ogni 8,1 minuti del 2001 a 1 ogni 3,7 minuti nel 2021.
  5. I costi diretti annui imputabili per giornate perse in ambiente di lavoro a causa di fratture provocate dall’osteoporosi in Europa, Canada e Stati Uniti è pari in totale a circa 48 miliardi di dollari l’anno.
  6. In Europa il 29% delle fratture vertebrali risultano non diagnosticate.
  7. Il 97% delle fratture vertebrali lombari e il 74% di quelle toraciche si traducono in giornate di limitata attività.

Osteoporosi primaria e secondaria

L’osteoporosi primaria può colpire entrambi i sessi dopo i 70 anni di età e interessa fino al 6% della popolazione anziana. In questi casi le fratture possono interessare non solo la colonna vertebrale, ma anche le ossa lunghe, il bacino e altre sedi. Nelle donne, l’osteoporosi primaria può essere associata anche alla ridotta secrezione di estrogeni tipica delle menopausa. Gli estrogeni infatti contrastano l’azione di riassorbimento degli osteoclasti e svolgono un effetto positivo sul bilancio del calcio.

Fattori di rischio principali dell’osteoporosi sono:

  • l’età
  • il sesso femminile
  • la razza bianca
  • la familiarità
  • una menopausa precoce (prima dei 45 anni) (per un approfondimento su osteoporosi e menopausa leggi qui)
  • una costituzione magra (indice di massa corporea inferiore a 18 kg/m 2).
  • una storia di fratture da fragilità ossea è un importante fattore di rischio per ulteriori fratture. Il rischio di successive fratture aumenta di oltre due volte nelle persone che hanno subito precedenti fratture al femore o ai corpi vertebrali.
  • Assumono una certa importanza anche l’abuso di bevande alcoliche e di nicotina, una scarsa attività fisica, un’alimentazione povera di calcio e una scarsa esposizione al sole.

L’assenza di fattori a rischio non esclude comunque la possibilità di un’osteoporosi: infatti il 30% di donne malate non presenta nessun fattore di rischio.

A questi fattori conosciuti e dimostrati, potrebbe in futuro aggiungersene un altro: la predisposizione genetica che, se confermata, potrebbe essere tenuta in considerazione per la prevenzione o come possibile bersaglio di farmaci diversi da quelli attuali. La notizia arriva da uno studio pubblicato su JAMA da geriatri dell’Università di Ioannina, in Grecia, che hanno dimostrato l’esistenza di una forte associazione tra alcune mutazioni di un gene chiamato LRP (da LDL-related protein) 5 e l’osteoporosi; tale associazione conferisce un aumento di rischio abbastanza modesto, ma significativo.

L’osteoporosi secondaria può dipendere invece da malattie, condizioni cliniche o altre motivazioni. Qualche esempio: ipogonadismo e malattie endocrino-metaboliche (sindrome di Cushing, tireotossicosi, iperparatiroidismo), malattie neoplastiche e terapie correlate, alcune malattie croniche (insufficienza renale cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva, l’insufficienza cardiaca cronica congestizia), connettivopatie e malattie infiammatorie croniche (artrite reumatoide, spondilite anchilosante, ecc), alcune malattie gastrointestinali (morbo di Crohn, celiachia), deficit nutrizionali, abuso alcolico cronico, uso cronico di farmaci (corticosteroidi, immunosoppressori, ormoni tiroidei, anticonvulsivanti), immobilità prolungata.

Come si presenta l’osteoporosi? Dai primi segnali alla diagnosi

L’osteoporosi può svilupparsi per molto tempo in modo silente. La perdita di robustezza della massa ossea è infatti lenta e progressiva e la malattia resta a lungo asintomatica. Le prime avvisaglie si manifestano dopo i 50 anni, con una frattura di polso per esempio, che però spesso non viene correlata a osteoporosi.

Successivamente, dopo i 60 anni, i segnali più frequenti sono le fratture vertebrali, altrimenti dette schiacciamenti: si manifestano con un dolore acuto alla schiena, che in genere si protrae per due o tre settimane.

In età più avanzata, i segni più evidenti sono la cifosi (curvatura della colonna vertebrale) e la perdita di statura. A questo punto le fratture più pericolose sono quelle del femore, che comportano invalidità, ospedalizzazione, quasi sempre l’intervento chirurgico, e compromettono le possibilità di un pieno recupero funzionale. Ogni anno in Italia sono oltre 80.000 le persone che incorrono in una frattura al femore, in maggior misura dopo i 70 anni.

Raramente si tiene conto che dopo la prima frattura circa il 17% di pazienti si rifratturerà una seconda volta al femore, vivendo nuovamente il peso di un’operazione chirurgica importante, con un ulteriore ricovero (che in genere dura circa 10 giorni)  e una nuova riabilitazione post-chirurgica (che si protrae per altri 30 giorni).

Secondo alcune associazioni scientifiche (come l’American Orthopeadicians Academy) e autorità regolatorie (NICE-National Institute of Clinical Excellence), per diagnosticare l’osteoporosi sono sufficienti una frattura di polso dopo i 50 e una frattura vertebrale dopo i 65, non causate da episodi ad alto impatto (incidenti traumatici o caduta dalle scale).

Prima della frattura, uno dei criteri principali per la diagnosi è la misurazione della massa ossea (oltre alla valutazione di altri fattori di rischio come la familiarità e l’età), in genere tramite densitometria ossea, un esame indolore e non invasivo eseguito con apparecchiature specialistiche radiologiche.

Tra i vari metodi disponibili, quello più affidabile di valutazione della densità minerale è la DEXA (Dual Energy X-Ray Absorptiometry), una speciale radiografia a basse radiazioni, in grado di rilevare basse percentuali di perdita ossea della colonna vertebrale e dell’anca.

Per quanto riguarda, invece, le terapie disponibili, obiettivo di queste ultime è quello di rallentare la malattia ed evitare le complicazioni derivanti ad esempio dal rischio di fratture (leggi qui l’approfondimento)

La prevenzione dall’osteoporosi dura una vita, 10 consigli pratici

Grazie alla migliore comprensione delle cause, alla facilità di accesso alla diagnosi e alla possibilità di trattamento prima che si manifestino le fratture, oggi è possibile una reale prevenzione dell’osteoporosi e delle complicanze a essa associate.

È oggi ampiamente accettato che l’osteoporosi non è solo conseguente alla perdita ossea che subentra con l’avanzare dell’età. Un individuo che non raggiunge un picco ottimale di massa ossea durante l’infanzia e l’adolescenza, infatti, può sviluppare osteoporosi senza che vi sia un’accelerata perdita ossea in età adulta. Ottimizzare la salute dell’osso è quindi un processo che dura tutta la vita, sia nei maschi sia nelle femmine.

I 10 passi chiave che si dovrebbero perseguire a tutte le età per ottenere una valida prevenzione dell’osteoporosi possono essere così riassunti:

  1. Seguire una dieta bilanciata, ricca di frutta e verdura e povera di grassi. No alle diete drastiche e ai cambiamenti repentini di alimentazione. All’eccessiva magrezza è preferibile un moderato sovrappeso, che fa “da cuscino” all’osso.
  2. La borsa della spesa ideale. Prodotti ittici: alici, calamari, polpo, cozze e mormora. Verdure: rughetta, agretti, radicchio verde, broccoli e indivia. Cereali: pane di segale. Latticini: latte di mucca o capra, yogurt, formaggi vari.
  3. Calcio, vitamina D e proteine: dieta e integratori. Cibi da privilegiare: latte e, più in generale, latticini e derivati. Sono ricchi di calcio, principale responsabile della mineralizzazione ossea. Le donne in post-menopausa dovrebbero assumere almeno 1.200 mg al giorno di calcio. Obbligatori in tavola, tre volte alla settimana, prodotti caseari stagionati. Ottimi: salmone, sgombro, tonno, aringhe, sardine, tutti pesci ricchi di vitamina D, indispensabile per l’assorbimento intestinale del calcio e dunque per il nutrimento delle ossa. Dopo i 50 anni, calcio e vitamina D possono essere assunti anche sotto forma di integratori. La supplementazione a base di calcio è in grado di ridurre del 12% il numero delle fratture. Si dovrebbe prendere in considerazione anche una supplementazione proteica, specie dopo una frattura: infatti, secondo uno studio recente condotto su donne anziane e magre affette da frattura dell’anca, le proteine aumentano la densità ossea.
  4. Bere spesso. Bere un bicchiere d’acqua a digiuno la mattina prima di fare colazione. Altrettanto importante è bere spesso durante tutta la giornata. Scegliere l’acqua in base alla presenza di calcio secondo la tabella nutrizionale riportata sulle confezioni.
  5. Praticare esercizio fisico in relazione al peso corporeo: una semplice camminata a un ritmo sostenuto per almeno un’ora alla settimana diminuisce il rischio di fratture dell’anca del 6%, mentre donne decisamente più attive possono ridurlo del 50%. In alternativa, saltare la corda, ballare, fare le scale a piedi: impegnano il cervello e fortificano ossa e muscoli. Se necessario, associare sedute di laserterapia, elettroterapia (Tens), massoterapia sportiva, curativa o rilassante.
  6. Seguire stili di vita sani, senza alcol, fumo e droghe. Uno studio recente ha confermato che le donne fumatrici (anche pregresse) in post-menopausa presentano un aumentato rischio di fratture dell’anca. L’abuso di bevande alcoliche è associato a un aumento significativo di tutte le fratture su base osteoporotica.
  7. Stare il più possibile all’aria aperta ed esporsi alla luce del sole, con gambe e braccia scoperte. La vitamina D è infatti sintetizzata a livello cutaneo dall’organismo grazie all’azione dei raggi ultravioletti.
  8. Assumere con attenzione alcuni farmaci, come i tranquillanti e gli antidepressivi, che influiscono sulla perdita di massa ossea.
  9. Adottare tutte le strategie in grado di minimizzare il rischio di cadute: calzature adeguate, correzione di eventuali difetti del visus o di patologie dell’orecchio, eliminazione di eventuali barriere architettoniche e di pavimentazioni scivolose, buona illuminazione ambientale ecc.
  10. Quando appropriato, eseguire esami per definire la densità minerale ossea ed eventualmente sottoporsi alle terapie del caso.

 

Fonti:
SIGO – Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia
AIOTE – Associazione Italiana Oncologia della Terza Età
Campagna Timeless Women
Skeletal Endocrinology – Meeting internazionale sull’Osteoporosi
News and Opinions in Ginecologia
Fondazione F.I.R.M.O.
Assolatte – Associazione Italiana Lattiero-casearia


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