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Terapia ormonale in menopausa, quando è la soluzione giusta

Terapia ormonale in menopausa, quando è la soluzione giusta

Terapia ormonale in menopausa, perché sceglierla

Ineluttabile menopausa. Non c'è donna che, prima o poi, non si trovi ad affrontare questa delicatissima fase della vita che – per i cambiamenti psicofisici che porta con sé – è sempre vissuta con un misto di ansia e timore. E non a torto. Questo periodo innesca una vera rivoluzione a livello sia psicologico, per il significato simbolico legato alla perdita della fertilità, sia organico. La fine della produzione degli ormoni femminili, infatti, si fa sentire con una serie di fastidiosi disturbi – vampate, forte sudorazione, insonnia e così via - che sono solo la manifestazione esterna di profonde modificazioni interne, del tutto naturali, ma non prive di conseguenze sull'organismo femminile. Tra i cambiamenti che preoccupano di più le donne e che meritano una particolare attenzione sul fronte del benessere, c'è sicuramente l’aumento di peso e le sostanziali variazioni nella composizione del grasso corporeo. Un problema estetico, certo, ma anche di salute, visto che il nuovo “assetto adiposo” apre le porte – che nel periodo fertile erano sbarrate – alla sindrome metabolica, alle patologie cardiovascolari (leggi qui l'approfondimento) e a molte altre importanti malattie della terza età(diabete, osteoporosi…). Fortunatamente, una soluzione per molte donne (sebbene non per tutte) c'è: laterapia ormonale sostitutiva. Se iniziata subito la terapia ormonale in menopausa si è rivelata capace di evitare forti sbalzi di peso e che la composizione del grasso corporeo subisca variazioni peggiorative. Parola di esperti. 

La menopausa pesa… sulla silhouette, ma non solo

Davanti allo specchio all'inizio non si nota nulla, ma il cambiamento - pur impercettibile alla vista - prosegue giorno dopo giorno. E arriva il giorno in cui l’immagine riflessa è diversa: una silhouette un tempo femminilmente curvilinea, cioè abbondante nelle classiche zone (anche, natiche, cosce), ha cambiato forma. Non solo si è “rimpinguata” ulteriormente, ma si è ingrossata a livello del tronco. Che cosa è successo? Qualcosa di naturale. A causa della mancanza di estrogeni (ipoestrogenismo) propria della menopausa, infatti, non solo si acquista qualche chilo in più, ma soprattutto muta la distribuzione del tessuto adiposo così come la composizione del grasso corporeo. Ed è proprio quest'ultimo aspetto a preoccupare maggiormente gli esperti: l'adiposità “ centrale”, cioè concentrata a livello del tronco (o di tipo “androide”, contro quella “ginoide” propria del periodo fertile) è tra i principali fattori di rischio per la patologia coronarica, per l'ipertensione e per il diabete. Non solo: denuncia anche il fatto che sono aumentati i livelli di colesterolo totale, di colesterolo LDL (quello cattivo) e di trigliceridi, a spese del colesterolo HDL (quello buono).Una situazione legata non solo alla carenza estrogenica, ma anche al fatto che, in menopausa, si brucia meno energia a riposo (si riduce, cioè, la spesa energetica) e che il metabolismo ossidativo dei grassi è alterato: in pratica cresce il tessuto adiposo.

Terapia ormonale in menopausa per prevenire la sindrome metabolica

La rivoluzione subita dall'organismo femminile con l'arrivo della menopausa ben spiega come mai, dopo i 50 anni, un numero elevato di donne incontri sulla sua strada la sindrome metabolica. Di che cosa si tratta? Lo ha chiarito l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 1998, tratteggiando i nuovi criteri classificativi e diagnostici del diabete mellito: è la presenza di una ridotta tolleranza al glucosio o di diabete di tipo 2 o  di un'insulinoresistenza in associazione a una delle seguenti alterazioni: ipertensione, ipertrigliceridemia e/o ridotto colesterolo  HDL, obesità centrale e microalbuminuria. Un fatto è certo: la sindrome metabolica è un vero attentato al cuore. La terapia ormonale in menopausa può aiutare anche su questo fronte.

Quando la terapia ormonale in menopausa è davvero protettiva

In questi ultimi anni, il ruolo della Terapia ormonale sostitutiva nella prevenzione primaria e secondaria delle patologie cardiovascolari è stato oggetto di aspri scontri, che hanno diviso il mondo medico in due “partiti”: i favorevoli e i contrari. Ad agitare ulteriormente le acque hanno, poi contribuito due studi (il cosiddetto WHI e l’HERS) dai quali emergeva un rischio cardiovascolare di poco superiore nelle utilizzatrici della Tos. Risultati ridimensionati dal fatto che, in entrambi gli studi, il campione di donne prescelto era ben lontano dal modello di utilizzatrice italiana: si trattava cioè, di donne anziane (in media, 63 anni nel WHI e 67 anni nell’HERS), che avevano iniziato la Tos anni dopo la menopausa e già sovrappeso, ipertese con patologie cardiovascolari preesistenti. Dagli ultimi studi, invece, è emerso con chiarezza che – se effettuata subito dopo la menopausa e in assenza di controindicazioni – la terapia ormonale in menopausa si rivela davvero una preziosa amica del cuore, perché è in grado di evitare tutte quelle modificazioni del peso e del grasso corporeo responsabili della sindrome metabolica e del maggiore rischio cardiovascolare. Con un rapporto rischio-beneficio decisamente vantaggioso.